MMGPI 2016

Sala Stampa

MMGPI: ITALIA 19ESIMA SU 27 PAESI

  • 24 ottobre 2016
  • Italy-Global, Milano, Roma

SEMPRE PIÙ NECESSARIA IN ITALIA LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE ED INDIVIDUALE PER UN APPROCCIO MULTI PILASTRO

 

Secondo l’indagine, condotta per l’ottavo anno consecutivo da Mercer e dall’Australian Centre for Financial Studies (ACFS), il sistema pensionistico italiano, tra i 27 presi in esame, è solido per adeguatezza e integrità ma presenta gravi problemi di sostenibilità nel lungo termine, in relazione
alla quota ancora esigua di pensioni private.
Danimarca al primo posto per il quinto anno consecutivo.

 

Sistema pensionistico italiano promosso con valori superiori alla media per adeguatezza, nella media per integrità, ma ancora una volta all’ultimo posto in termini di sostenibilità.

E’ la fotografia scattata dall’ottava edizione del Mercer Melbourne Global Pension Index (MMGPI), la più completa indagine globale sui sistemi pensionistici, condotta dalla società di consulenza Mercer e dall’Australian Centre for Financial Studies (ACFS), con il supporto dello stato di Victoria.

Lo studio, che copre 27 paesi ed il 60% della popolazione mondiale, colloca l’Italia al 19° posto della classifica generale (era al 20° lo scorso anno). Prima della classe, per il quinto anno consecutivo, è la Danimarca, grazie alla solidità dei propri risultati su tutte e tre le macro-aree alla base della classifica. Olanda e Australia sono rispettivamente al secondo e al terzo posto.

«L’invecchiamento della popolazione, i bassi tassi di natalità e l’aspettativa di vita sempre più lunga impongono all’Italia di riconsiderare il proprio sistema pensionistico. Le complesse dinamiche demografiche e i conseguenti impatti sulla società italiana impongono, a mio parere, una riflessione sull’implementare politiche attive nei confronti delle famiglie, combinate con politiche   atte a favorire il tasso di occupazione giovanile, punto focale per fare ripartire il mercato del  lavoro», afferma Marco Valerio Morelli, AD di Mercer Italia. «In Italia, però, manca ancora un approccio diversificato al sistema pensionistico, in un Paese in cui storicamente, per una vecchiaia serena, è sempre bastata la pensione pubblica. In una prospettiva di medio-lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, sia finanziario che culturale, in un contesto sociale che si prospetta molto diverso rispetto al passato ed in cui è sempre più necessaria una previdenza integrativa per garantire il benessere finanziario degli individui in età avanzata».

E’ importante precisare che l’Indice, per “sistema pensionistico”, prende in considerazione la somma complessiva di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale, anche attraverso strumenti assicurativi e di risparmio gestito.
«L’approccio “multi-pilastro” dell’indice nasce da una premessa metodologica essenziale: l’indice prende in considerazione i sistemi previdenziali in senso ampio, ovvero l’insieme degli strumenti che garantiscono la gestione finanziaria dell’uscita dalla vita lavorativa per i singoli», spiega Morelli. «La ricerca non mette dunque in discussione che in Italia recenti riforme, tra cui il passaggio da un sistema retributivo ad un sistema contributivo, abbiano messo in sicurezza il primo pilastro, la pensione pubblica, ma nel nostro caso la sostenibilità complessiva dei sistemi previdenziali è analizzata in ottica più vasta, che valorizzi più componenti atte a sostenere il potere d’acquisto in uscita dal mercato del lavoro».

«La sostenibilità di un sistema previdenziale non può inoltre prescindere dal livello di asset che lo finanziano. Affinché le pensioni non pesino come sforzo finanziario sulle generazioni più giovani, è la prospettiva multi-pilastro che garantisce la solidità dell’equilibrio del sistema. Un livello di asset finanziari detenuti dai piani pensione privati pari solo al 8,6% del PIL, come è in Italia, ci allontana dai modelli virtuosi dei Paesi del Nord- Europa (175% del PIL in Danimarca e Paesi Bassi). Per citare la stessa Covip, dare rinnovato impulso al bilancio complementare diventa condizione necessaria per garantire ai lavoratori pensioni più adeguate e sicure. Anche se, storicamente, il sistema pensionistico italiano ha un forte radicamento sul primo pilastro, ovvero la previdenza pubblica obbligatoria, è giunto il momento che il Paese consideri il contributo di stabilità che il secondo e il terzo pilastro - ovvero la previdenza complementare collettiva e quella individuale - possono portare», precisa Luca De Biasi, Wealth Leader Mercer Italia.

E aggiunge: «E’ necessario che in Italia proseguano le iniziative volte alla consapevolezza previdenziale e sui temi di investimento. I due temi sono strettamente correlati: gli attori del sistema hanno rilevato infatti una diffusa assenza di conoscenza di aspetti basilari di funzionamento della previdenza complementare ed uno scarso livello di cultura finanziaria di base che non consente all’individuo di apprezzare la convenienza dell’investimento a fini previdenziali».
«A mio parere – conclude De Biasi – un sistema che veda rafforzati i portafogli dei Fondi Pensione, nella loro veste di Investitori Istituzionali, anche in termini di volume degli asset gestiti e conseguente possibile diversificazione degli investimenti, potrebbe impattare positivamente sulla loro capacità di investire nell’economia reale del sistema Paese, a condizione che il ritorno sull’investimento ed il rischio implicito siano adeguati
».

Per ricevere il CS integrale e la documentazione stampa completa è possibile scrivere a mercer.italy@mercer.com

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