Global Talent Trends Study

Sala Stampa

Global Talent Trends Study 2016

  • Aprile 2016
  • Italy, Milano-Roma

Global Talent Trends Study: 7 aziende su 10 scelgono candidati interni per i ruoli critici ma un dipendente su 3 pensa di lasciare la propria azienda nei prossimi 12 mesi.

 

La ricerca Mercer rivela differenze significative, rispetto allo sviluppo del talento, tra le prospettive delle imprese e la percezione dei dipendenti. In Italia manager percepiti come poco attenti allo sviluppo dei collaboratori.

 

In Italia il 76% degli intervistati valuta come “insufficiente o appena sufficiente” la capacità di “coaching” dei leader  rispetto ad una media globale pari al 58%, e ad una media europea pari al 66%. Sempre in Italia, oltre l'80% dei dipendenti giudica che la propria azienda non stia facendo abbastanza rispetto all’aggiornamento delle loro competenze – un dato peggiore rispetto alla media mondiale pari a 70%.

In un mercato del lavoro sempre più complesso, attraverso lo studio “Global Talent Trends” Mercer ha voluto per la prima volta confrontare i punti di vista di datori di lavoro e lavoratori. La ricerca ha coinvolto 1.730 HR leader e oltre 4.500 dipendenti in rappresentanza di tutti i settori industriali, in 17 Paesi.

I risultati? Tra i dipendenti è diffusa l’insoddisfazione legata alla mancanza di prospettive di sviluppo, a processi HR che non colgono le nuove motivazioni dei dipendenti, e a carenze nella leadership. Nove aziende su dieci prevedono un’aumentata concorrenza per acquisire i migliori talenti, e più di un terzo si aspetta che questo aumento sia significativo (35%). Tuttavia, nonostante il 70% delle società abbia dichiarato l’intenzione di coprire ruoli critici rimasti vacanti promuovendo candidati già all’interno dell’azienda, un dipendente su 3 (28%) ipotizza di uscire nei prossimi 12 mesi, indipendentemente dal ruolo ricoperto. Può sembrare paradossale ma questo è vero (26%) anche in mercati a più elevata disoccupazione quale quello europeo.

«La concorrenza per il talento “giusto” è intensa in Europa tanto quanto a livello globale. I dipendenti in Europa sono i meno soddisfatti a livello globale delle capacità dei loro manager di farli crescere e sostenerli, e questa è una riflessione amara sulla qualità della leadership» riflette Morelli. «E’ comunque più probabile che i dipendenti europei non lascino il loro datore di lavoro, sebbene insoddisfatti. Questa fedeltà, legata alla congiuntura economica, può essere trasformata attraverso precise azioni HR di trasparenza nei percorsi di carriera e di miglioramento delle qualità manageriali dei capi, in reale ingaggio dei dipendenti e quindi in un’efficace leva per garantire il successo del business. Uno spunto tanto più vero per il nostro Paese» argomenta Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia.

Nell’85% dei casi anche le società avvertono la necessità di rivedere i propri programmi e le politiche di gestione dei talenti. Una verifica che richiede necessariamente il contributo attivo del management, affiancato da una funzione HR come partner strategico del vertice nel cambiamento.

«I datori di lavoro stanno sperimentando un quadro sempre più competitivo. Allo stesso tempo, la disoccupazione rimane elevata in molti Paesi in tutto il mondo. Il problema della mancanza di talenti con competenze necessarie alle nuove sfide di business (talent mismatch) ha forti ripercussioni sulle economie dei sistemi-Paese. Infatti oggi manca talento proprio dove e quando è necessario per portare vantaggio competitivo e risultati di business» prosegue Morelli. Ecco la crucialità del ruolo dell’HR. «Da parte delle aziende è sempre caccia a chi abbia capacità di usare la grande quantità di dati a disposizione per prendere decisioni rapide, abbia doti di leadership che guarda al futuro e sappia guidare i comportamenti dei collaboratori, grazie a doti di  networking e mentalità globale».

In particolar modo in Italia il possesso di una “Global Mindset” è la richiesta prioritaria fatta dalle aziende ai candidati, mentre si tratta di una caratteristica vista come meno critica per il successo del business in paesi come Sud Africa, Messico, Australia e US. In dettaglio oltre la metà (51%) dei dirigenti delle risorse umane in Italia ritiene che nei prossimi 12 mesi sarà di fondamentale importanza potersi avvalere di una forza lavoro sempre più eterogenea.

Silvia Vanini, Partner e Talent Strategy Leader Mercer Italia aggiunge: «I lavoratori intervistati soprattutto i giovani, come osservo quotidianamente in Italia, hanno mostrato di avere grande consapevolezza rispetto alle proprie scelte lavorative. La sfida alle aziende è quindi nel costruire una nuova proposta  nei confronti dei dipendenti che combini opportunità di carriera con flessibilità e sviluppo del loro potenziale. Per i professionisti delle risorse umane la sfida è quindi nel rispondere a queste esigenze per rimanere, o diventare, partner strategici del vertice, alla ricerca di quelli che sono i talenti che sono necessari oggi ma serviranno soprattutto domani se vogliamo che il nostro sistema-Paese si lasci alle spalle la vulnerabilità attuale ».

CONTATTI