Allocazioni alternative nei portafogli istituzionali europei

Allocazioni alternative nei portafogli istituzionali europei

Sala Stampa

Aumento delle allocazioni in strategie alternative per gli investitori istituzionali europei

  • 18 June 2015
  • Italy, Milan/Rome

In un contesto di mercato caratterizzato da valutazioni meno interessanti su asset class tradizionali quali azioni e obbligazioni, gli investitori istituzionali europei stanno spostando il loro focus e le loro risorse verso attività alternative. Questa è la principale evidenza della ricerca European Asset Allocation Survey 2015 condotta da Mercer su quasi 1.100 portafogli istituzionali europei in 14 paesi e presentata al mercato italiano durante l'evento "Osservatorio sugli Investimenti degli Investitori Istituzionali", a Roma presso LUISS.
I risultati mostrano anche un crescente utilizzo della gestione passiva nell’ambito dei mercati azionario e obbligazionario, suggerendo che gli investitori istituzionali europei preferiscono cercare rendimenti legati alle abilità dei gestori (o "alpha") all'interno delle asset class “alternative” o strategie flessibili, utilizzando invece le meno costose strategie passive (“beta”) nell’ambito dei mercati azionario e obbligazionario, in questo momento sicuramente più efficienti.

 

«L’indagine Mercer Asset Allocation Survey è giunta quest’anno alla 13esima edizione, ed ha analizzato le tendenze nell’asset allocation dei grandi investitori istituzionali, in particolare fondi pensione europei, per un totale attività di oltre 950 miliardi di euro. A mio parere – illustra Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia – questa Survey si può considerare tra le più autorevoli fonti di informazione circa le scelte di questi soggetti, per i suoi contenuti e per il  ruolo di Mercer, consulente indipendente, scevro da conflitto di interessi». «L’Italia tuttavia può e deve crescere in termini di rappresentatività del campione – prosegue Morelli – in uno scenario come sempre dominato da grandi player inglesi e scandinavi».

 

«La ricerca si inserisce nel quadro di un 2014 caratterizzato da un drammatico calo dei rendimenti dei titoli obbligazionari a lunga scadenza e dal dimezzamento del prezzo del petrolio – conclude Morelli - mentre il 2015 sta già fornendo spunti numerosi e diversi».

 

 

Luca De Biasi, responsabile dell’area Investments di Mercer Italia prosegue: «La combinazione di rendimenti ormai negativi su buona parte dei mercati obbligazionari dell'Eurozona, i modesti premi per il rischio, riscontrabili sul mercato azionari e l'aumento della volatilità rappresentano una grande sfida nell’ambito della costruzione dei portafogli e nella generazione di rendimenti attraenti. Per raggiungere i loro obiettivi, gli investitori sono chiamati ad accettare la sfida dettata da asset class e strategie meno familiari e più flessibili. La principale evidenza della ricerca è che questo cambiamento è già in atto».

 

«Anche in Italia, nel 2014 – aggiunge De Biasi – la ricerca dimostra che è in atto la medesima tendenza, con le allocazioni su “alternative” passate dal 6 al 10%. Un marcato decremento si è invece osservato nella componente obbligazionaria dei portafogli degli investitori istituzionali italiani, pari ad 8 punti percentuali».

 

Per quanto riguarda le strategie “alternative” (con “alternative” si intendono attività al di fuori dei tradizionali mandati azionari, obbligazionari e cash), i risultati mostrano che la allocazione media è cresciuta di 2 punti percentuali (dal 12% al 14%), con un incremento delle risorse impiegate in questo genere di strategie di circa 30 miliardi di euro sul campione. Si è riscontrato notevole interesse sul “reddito fisso orientato alla crescita” (che oggi interessa il 40% dei portafogli), tra cui annoveriamo asset class quali obbligazioni dei paesi emergenti, multi-asset credit e debito privato. «Vale la pena ricordare come la categoria “reddito fisso orientato alla crescita” considera strategie e investimenti a reddito fisso che riescono a generare ritorni in eccesso rispetto alle obbligazioni governative e alle obbligazioni societarie investment-grade» precisa De Biasi.

 

 
L'indagine ha inoltre rilevato un aumento significativo nell'utilizzo di strategie passive per le attività tradizionali, core, azionario e obbligazionario. Sul fronte azionario, la media dei fondi pensione investe il 49% delle attività utilizzando strategie passive, in crescita rispetto al 45% nel 2014. Nell’obbligazionario l'uso della gestione passiva è aumentato dal 37% al 44% rispetto all’anno precedente.

 

 

«I risultati della ricerca ci suggeriscono che gli investitori si concentrano sulla gestione attiva soprattutto in segmenti “alternative”. Tuttavia -  ha proseguito De Biasi – riscontriamo una notevole variabilità nel comportamento dei piani pensionistici sulla base delle loro dimensioni e Governance, con gli investitori istituzionali più grandi che, proprio in virtù della dimensione e di conseguenza della migliore strutturazione per quel che riguarda sia l’area investimenti che la Governance, ricorrono con maggiore frequenza all’utilizzo di gestioni attive e flessibili di portafoglio».

 

«Anche per il mercato dei fondi pensione italiani auspichiamo una sempre migliore adozione di prassi di strutturazione e di Governance allineati alle best practice europee, oltre che una sempre maggiore consapevolezza del ruolo degli investitori istituzionali per l’economia di un Paese maturo» conclude Morelli.

 

 

ESG - Infine, la survey ha fatto rilevare una maggiore attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nell'ambito dei processi di investimento dei fondi partecipanti. Solo il 35% degli intervistati ha riferito di non prendere in considerazione questi temi, rispetto a quasi la metà (48%) nel 2013. Fattori chiave citati per motivare l'attenzione alle tematiche ESG sono stati tanto il potenziale impatto finanziario quanto la gestione del rischio reputazionale. «Gli stakeholder prendono in considerazione i temi legati a investimenti socialmente responsabili e sostenibili a diversi livelli, ma soprattutto nel processo di selezione e controllo dei gestori, e fanno sempre maggiore affidamento sulla consulenza per capire fino a che punto i loro gestori, attivi o passivi, incorporino queste tematiche nell’ambito del loro processo d'investimento» ha concluso De Biasi.

 

CONTATTI