Cost of Living Survey 2016

Cost of Living Survey 2016

Sala Stampa

Sempre più sfidante la costruzione di corretti pacchetti di espatrio

  • 22 giugno 2016
  • Italy, Milano, Roma

Milano, 22 giugno 2016 – Hong Kong scalza Luanda, capitale dell’Angola, come città più costosa del mondo per i lavoratori inviati all’estero (expatriate); Zurigo resta primatista in Europa; Milano si conferma  più costosa di Roma. In generale, la sempre crescente esigenza di mobilità delle risorse da parte delle aziende si deve confrontare con la necessità di una costruzione bilanciata dei pacchetti di espatrio. E’ questo il quadro sintetico delineato dalla 22esima edizione dell’indagine “Cost of Living” di Mercer, che rileva i costi di uno stesso paniere di beni e servizi in 209 città nel mondo per aiutare le aziende multinazionali ed i Governi a definire le proprie politiche di remunerazione, garantendo il corretto potere di acquisto per i dipendenti inviati in assegnazioni estere.

Dalla ricerca risulta chiaramente che fluttuazioni valutarie, legate anche alle agitazioni economico-politiche, così come fenomeni locali di inflazione e instabilità del mercato immobiliare possono contribuire ad incrementare sensibilmente gli importi dei pacchetti d’espatrio, in un momento in cui le aziende multinazionali fanno sempre maggiore attenzione all’efficienza dei costi. «Assicurare che le giuste risorse siano nei posti più idonei è un’attività più che mai critica nei processi di globalizzazione, ma non deve essere trascurato il corretto dimensionamento dei costi collegati – illustra  Elena Oriani, Global Mobility leader di Mercer Italia - Remunerare in maniera appropriata i dipendenti chiamati ad assegnazioni internazionali è tanto importante quanto costoso, ed è per questo decisivo che le aziende siano efficaci nel rispondere a istanze di contesto a partire da criteri trasparenti, condivisi e basati su dati solidi».

L’ITALIA – Nel 2016 le posizioni di Milano e Roma si sono confermate relativamente stabili rispetto all’edizione 2015 della ricerca. Milano è passata dal 53° al 50° posto, mentre Roma è passata dalla 59° alla 58° posizione. Nella graduatoria mondiale le città italiane, così come numerose altre città in Europa sono rimaste stabili nella classifica grazie alla stabilità dell’Euro nei confronti del dollaro statunitense.

Un confronto tra i due capoluoghi italiani mostra come il costo della vita per gli expat sia superiore a Milano che nella capitale, a motivo del diverso costo medio di alcuni beni e servizi tra i due capoluoghi.

EUROPA – Se prendiamo in considerazione invece tutte le città europee il quadro assume sfumature diverse. Alcune città come Oslo (59) e Mosca (67), sono crollate di 21 e 17 posizioni, rispettivamente, a cause del deprezzamento significativo delle valute locali rispetto al dollaro, rendendo quindi più economica un’assegnazione internazionale per chi dagli US debba inviare propri dipendenti in Norvegia e Russia. Nonostante l’indebolimento relativo del franco svizzero, Zurigo rimane la terza città più costosa nel ranking globale mentre Ginevra (8) perde 3 posizioni e Berna (13) quattro.

Grazie alla relativa stabilità dell’Euro, Parigi (44) e Vienna (54) sono rimaste relativamente invariate rispetto allo scorso anno. Copenhagen (24) ha confermato la stessa posizione; Londra (17) e Birmingham, UK (96) hanno perso 5 e 16 posti, rispettivamente, mentre le città tedesche quali Monaco (77), Francoforte (88), e Dusseldorf (107) sono salite nella classifica.

CLASSIFICA MONDIALE - La città in assoluto con il più alto costo della vita per gli espatriati è Hong Kong  (1), che lo scorso anno veniva invece superata da Luanda (2), capitale dell’Angola che, ancora una volta,  si conferma sul podio del costo della vita per gli expat, poiché i beni di importazione sono accessibili solo ad un prezzo elevato. Zurigo (3) e Singapore (4) confermano le posizioni in classifica del 2015, mentre Tokio (5) scalza Ginevra dalla quinta posizione. Altre città nella top-ten sono Kinshasa (6), per la prima volta nelle prime posizioni; Shanghai (7), Genevra (8), N’Djamena (9), e Beijing (10). Al contrario, le città meno care al mondo per gli espatriati sono Windhoek (209), Cape-Town (208) e Bishkek (207) rispettivamente in Namibia, Sud Africa e Kyrgyzstan.

«In un contesto di globalizzazione ed interconnessione inviare dipendenti all’estero è necessario per rispondere alla “guerra per i talenti critici” nei diversi mercati. Tuttavia – ribadisce Oriani - è necessario avere dati accurati e trasparenti per compensare in maniera equa tutti i tipi di assegnazioni internazionali e ponderare attentamente costo e opportunità degli espatri».

Il tema delle fluttuazioni valutarie ha impattato pesantemente sulle variazioni più significative tra la classifica 2016 e quella dello scorso anno. La maggior parte delle città del Sud America hanno perso posizioni nella classifica a causa dell’indebolimento delle valute versus il dollaro US nonostante l’aumento dei prezzi di beni e servizi nei diversi paesi, così come Brasile, Argentina o Uruguay. In particolare, São Paolo (128) e Rio de Janeiro (156) sono crollate di 88 e 89 posizioni, rispettivamente, nonostante il forte aumento dei prezzi di beni e servizi locali.

Anche la valuta australiana si è deprezzata nei confronti del dollaro US, con pesanti impatti. Brisbane (96) e Canberra (98) sono scese di 30 e 33 posizioni, rispettivamente mentre Sydney (42), in Australia, la città più costosa per gli espatriati, ha registrato una moderata caduta di 11 posizioni. Melbourne è scesa di 24 posti per classificarsi 71esima.

Il rafforzamento dello yen al contrario ha spinto le città giapponesi verso l’alto della classifica; le città cinesi hanno invece perso posizioni nel ranking a seguito dell’indebolimento dello yuan cinese verso il dollaro.

METODOLOGIA - Queste le principali evidenze dell’edizione 2016 dell’indagine “Cost of Living”. New York viene utilizzata come città base, e tutte le altre sono confrontate con questa; i movimenti valutari sono misurati rispetto al dollaro USA. Il costo della vita delle città non è da intendersi in senso assoluto ma come costo per mantenere condizioni di vita e di lavoro simili a quelle del paese di provenienza. Attraverso questa indagine Mercer determina cioè “l’indennità di costo vita” che deve essere riconosciuta ai dipendenti espatriati, perché sia tutelato il loro potere d’acquisto quando chiamati ad incarichi internazionali. Il report fa parte di una ricca banca dati che Mercer mette a disposizione alle multinazionali, ai governi ed alle grandi aziende, all’interno della propria linea di servizio dedicata ad assicurare alle multinazionali le informazioni necessarie nel disegno di politiche retributive di tutte le popolazioni aziendali.

Secondo Oriani, la fase di progettazione delle politiche retributive e di costruzione dei pacchetti di espatrio è particolarmente importante per quelle realtà, come le “multinazionali tascabili” cha hanno da poco implementato programmi di mobilità internazionale. «E’ fondamentale per queste aziende abbiano a disposizione dati accurati e trasparenti così da valutare come compensare le proprie risorse in maniera equa e competitiva, in linea con le richieste di mercato ed a partire da assunti coerenti e consistenti».

 

CONTATTI