Cost of Living 2017 | Mercer

Cost of Living 2017 | Mercer

Cost of Living 2017 | Mercer

  • 21 giugno 2017
  • Italy/Global, Milano/Roma

Mobilità dei dipendenti sempre più centrale, in un contesto economico e geo-politico di cambiamento

  • Luanda e Hong Kong negli ultimi tre anni sono le città più costose per inviare i lavoratori all’estero, Milano e Roma rispettivamente al 71° e 80° posto
  • Significative le implicazioni sul ranking sia della Brexit che della svalutazione dell’Euro nei confronti del dollaro US
  • L’instabilità del mercato immobiliare, la volatilità dei tassi di cambio e l’inflazione di beni e servizi rendono più complessa la gestione della mobilità internazionale

 

Milano, 21 giugno 2017 – Luanda, capitale dell’Angola, come già due anni fa, è la città più costosa del mondo per inviare i lavoratori all’estero (i cosiddetti expatriate), sorpassando Hong Kong, leader del ranking nel 2016. Zurigo resta primatista in Europa, ma viene scalzata dal terzo posto nella classifica globale da Tokio, capitale del Giappone.  Al quinto posto Singapore; seguono Seul, Ginevra, Shanghai, New York, portando a cinque il numero delle città asiatiche nelle top 10.

Milano si conferma più costosa di Roma.

In  un contesto caratterizzato dall’incertezza geo-politica e sociale ed in cui i dipendenti (Cfr. Mercer Global Talent Trends Study 2017) focalizzano la loro attenzione su retribuzioni eque e competitive e opportunità di promozione e crescita, per le multinazionali è sempre più critico valutare con attenzione il costo dei pacchetti di espatrio per i loro collaboratori chiamati ad incarichi internazionali. Nella consapevolezza da un lato che fattori quali l’instabilità del mercato immobiliare e l’inflazione di beni e servizi contribuiscono al valore monetario complessivo, dall’altro che la mobilità deve essere considerata una componente chiave per la strategia di valorizzazione del talento all’interno di aziende multinazionali. E’ questo il quadro sintetico delineato dalla 23esima edizione dell’indagine “Cost of Living” di Mercer, che rileva i costi di un paniere omogeneo di 200 beni e servizi in 209 città per aiutare le aziende multinazionali ed i Governi a definire le proprie politiche di remunerazione, garantendo il corretto potere di acquisto per i dipendenti inviati in assegnazioni estere.

«La globalizzazione del mercato si traduce, in termini di Global Mobility, nel fatto che numerose aziende che operano in diverse sedi nel mondo oggi promuovono le assegnazioni internazionali con obiettivi non solo operativi, ma di politiche HR. Esperienze all’estero, di breve o lungo periodo, diventano una palestra per fare crescere futuri manager, costruire percorsi di sviluppo di carriera, fare crescere e trasferire competenze e risorse» argomenta Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato Mercer Italia. 

«Mentre storicamente la mobilità, il talent management e la leva retributiva sono stati gestiti in maniera indipendente tra di loro, notiamo ora come le aziende stiano utilizzando un approccio integrato per migliorare la loro strategia in termini di mobilità internazionale» aggiunge Luca Baroldi, Reward & Information Solutions Business Leader Mercer Italia. «Per raggiungere questo obiettivo devono essere in grado di monitorare e bilanciare il costo dei loro programmi di Global Mobility valutando l'impatto delle fluttuazioni valutarie e dell'inflazione, garantendo nel contempo ai propri manager e professional pacchetti retributivi competitivi».

Secondo Baroldi, la fase di progettazione delle politiche retributive e di costruzione dei pacchetti di espatrio è particolarmente importante per quelle realtà, come le “multinazionali tascabili” cha hanno da poco implementato programmi di mobilità internazionale. «E’ fondamentale che queste aziende abbiano a disposizione dati accurati e trasparenti così da valutare come retribuire le proprie risorse in maniera equa e competitiva, in linea con le richieste di mercato ed a partire da assunti precisi e consistenti».

L’ITALIA – Nel 2017 le posizioni di Milano e Roma si sono confermate meno stabili rispetto all’edizione 2016 della ricerca. Milano è passata dal 50° al 71° posto, mentre Roma è scivolata dalla 58° alla 80° posizione. Nella graduatoria mondiale le città italiane, così come numerose altre città in Europa hanno subito l’impatto del deprezzamento dell’Euro nei confronti del dollaro statunitense (l’indagine considera New York come città base, confrontando con questa tutte le altre,  e misura i movimenti valutari sempre rispetto al dollaro USA).

EUROPA – Prendendo in considerazione invece l’Europa il quadro assume sfumature diverse. Alcune città come Mosca (14) e San Pietroburgo (36) hanno guadagnato 53 e 116 posizioni rispettivamente, rispetto allo scorso anno, a seguito dell’apprezzamento del rublo vs il dollaro US ed al costo dei beni e servizi in Russia. Contemporaneamente, Londra (30), Aberdeen (146) e Birmingham (147) hanno perso 13, 61 e 51 posizioni a causa dell’indebolimento della sterlina nei confronti del dollaro in conseguenza alla Brexit. Copenhagen (28) ha perso 4 posizioni nella classifica; Oslo (46) invece ne ha guadagnate 13 rispetto lo scorso anno. 

Parigi (- 18 posizioni, rank 2017= 62esima) così come altre città dell’Europa Occidentale sono scese nel ranking, a causa principalmente dell’indebolimento dell’Euro. Vienna (78) scende di 24 posizioni, ma anche le città tedesche Monaco (98), Francoforte (117), e Berlino (120) hanno perso posizioni in maniera significativa così come Dusseldorf (122) e Hamburg (125).

CLASSIFICA MONDIALE - La città in assoluto con il più alto costo della vita per gli espatriati è Luanda  (1), capitale dell’Angola che, ancora una volta,  si conferma sul podio del costo della vita per gli expat, poiché i beni di importazione sono accessibili solo ad un prezzo elevato. Al contrario, le città meno care al mondo per gli espatriati sono Tunisi (209), Bishkek (208), e Skopje (206) rispettivamente in Tunisia, Kyrgyzstan e Macedonia.

Le città degli Stati Uniti sono le più costose tra quelle del continente americano con New York City (9) cresciuta di 2 posizioni nel ranking rispetto allo scorso anno. 

Il tema delle fluttuazioni valutarie ha impattato pesantemente sulle variazioni più significative tra la classifica 2017 e quella dello scorso anno. In Sud America, le città Brasiliane San Paolo (27) e Rio de Janeiro (56) sono salite rispettivamente di 101 e 100 posizioni,  a seguito del rafforzamento valutario del real brasiliano nei confronti del dollaro. Caracas in Venezuela è stata esclusa dalla classifica a seguito della complessa situazione economica, oltre che valutaria.

Tel Aviv ( 17), guadagnando 2 posizioni rispetto allo scorso anno, si è confermata come la città più costosa per gli espatriati del Medio Oriente, seguita da Dubai (20), Abu Dhabi (23), e Riyadh (52). Il Cairo (183) è la città meno costosa  della regione nord-africana precipitando di 92 posizioni rispetto al 2016, a seguito della svalutazione della valuta locale, in conseguenza della scelta politica presa dalla nazione egiziana di consentire fluttuazioni valutarie libere in cambio di un prestito internazionale.

Nell’area del far-east, il rafforzamento dello yen giapponese unito agli alti costi dei beni di consumo tipici degli espatriati ed alla dinamica del mercato immobiliare ha spinto verso l’alto della classifica le città giapponesi, mentre la maggioranza delle città Cinesi è scesa nel ranking a seguito dell’indebolimento dello yuan cinese verso il dollaro US.

La città più popolosa dell’India, Mumbai (57), si è rilevata anche la più costosa per gli expatriate: è cresciuta di 25 posizioni nella classifica in conseguenza della rapida crescita economica, dell’inflazione del paniere di beni e servizi e della valuta stabile verso il dollaro US.

Le città Australiane hanno esperito un’ulteriore crescita nella classifica mondiale come conseguenza dell’apprezzamento del dollaro Australiano. Sydney (25) ha guadagnato 17 posizioni nel ranking, così come Melbourne (46) e Perth (50) sono cresciute rispettivamente di 25 e 19 posizioni. 

NOTA METODOLOGICA - I dati sottostanti il confronto nascono da un’indagine condotta nel marzo 2017 con riferimento ai tassi di cambio del momento e che ha analizzato 209 città dei cinque continenti e misurato il costo comparativo di 200 tra beni e servizi in ciascuna località, tra cui: trasporto, cibo, abbigliamento, elettrodomestici ed attività ricreative. Lo studio prende in considerazione anche il livello degli affitti delle abitazioni, in quanto è spesso il costo più rilevante per gli espatriati e svolge pertanto un ruolo importante nel determinare la posizione in classifica delle città.

New York viene utilizzata come città base, e tutte le altre sono confrontate con questa; i movimenti valutari sono misurati rispetto al dollaro USA. Il costo della vita delle città non è da intendersi in senso assoluto ma come costo per mantenere condizioni di vita e di lavoro simili a quelle del paese di provenienza. Attraverso questa indagine Mercer determina cioè “l’indennità di costo vita” che deve essere riconosciuta ai dipendenti espatriati, affinché  sia tutelato il loro potere d’acquisto quando chiamati ad incarichi internazionali.

Il report fa parte di una ricca banca dati che Mercer mette a disposizione di multinazionali, governi e  grandi aziende all’interno della propria linea di servizio dedicata ad assicurare le informazioni necessarie nel disegno di politiche retributive di tutte le popolazioni aziendali.

I governi e le grandi aziende utilizzano i dati di questa indagine per proteggere il potere d'acquisto dei propri dipendenti quando vengono inviati in assegnazioni internazionali. Il database Mercer sulle politiche di espatrio e distacco è tra i più ricchi e completi disponibili sul mercato.

Per visualizzare il rankling completo: https://mobilityexchange.mercer.com/cost-of-living-rankings 

CONTATTI