Pride 2022: I piccoli gesti che fanno la differenza per i colleghi LGBTQ+

 

Il mese del Pride è un momento di celebrazione per i nostri colleghi LGBTQ+, ma è anche il momento di mostrare azioni tangibili per creare una duratura alleanza che vada oltre il mese di giugno.

 

La ricerca di Mercer Marsh Benefits Health on Demand Report ha evidenziato come i lavoratori che si identificano nella comunità LGBTQ+ mostrano maggiormente segni di ansia e depressione dovuti a fattori estrinsechi, come l’esposizione continua a discriminazione  e a micro episodi di aggressione verbale, come commenti subdoli, fino ad arrivare a espressioni di ostilità e negatività, consci o meno, nei confronti di membri di gruppi marginalizzati.

 

Quest’anno il Pride cade in un momento di estrema fragilità sociale. La pandemia ci ha esposto a grandi sfide rispetto alla salute mentale e accesso a cure e risorse. 

 

Dato globale

Source: Mercer Marsh Benefits Health on Demand Report

 

Dato italiano

 


Lo scorso anno ci siamo concentrati su come essere veri alleati dei colleghi LGBTQ+: ascoltare, fornire benefit inclusivi, evidenziare il senso di alleanza e rendendo i leader responsabili rispetto a obiettivi di diversità e inclusione. Abbiamo visto molte aziende andare nella giusta direzione, non solo aiutando i propri dipendenti a riconoscere i propri pregiudizi nascosti, ma anche a individuare e segnalare episodi offensivi e irrispettosi sul lavoro. Ma eradicare sentimenti di ostilità non è come raggiungere un vero e completo senso di appartenenza e inclusione, favorendo i colleghi a esprimere sé stessi al di là di ogni riconoscimento in una identità di genere. È nei comportamenti giornalieri che si mostra il vero senso dell’inclusività: molti colleghi mettono in atto microaggressioni senza nemmeno rendersene conto, ed è qui che le organizzazioni devono identificare chiaramente le aspettative in termini di comportamento e educare a praticare un comportamento equo che deve diventare la norma.

 

Ci sono comportamenti di grande impatto che aiutano i dipendenti a essere alleati riconosciuti della comunità LGBTQ+, facendo leva su azioni e linguaggio. Già ne abbiamo parlato mesi fa nell’incontro dedicato ai pregiudizi linguistici con Alexa Pantanella.


Sette semplici pratiche da incoraggiare nella propria organizzazione


1

Ti senti un alleato? Fatti vedere

È fondamentale che tutti i dipendenti dedichino tempo e energia per supportare la propria vicinanza tramite parole e azioni. Incoraggiare alla partecipazione a eventi dedicati alla diversità e coinvolgere con articoli, post social su questi temi è un modo per rendere attiva la propria partecipazione internamente.


2

Rendi normale utilizzare i pronomi

Un modo molto semplice per essere inclusivi è parlare un linguaggio non binario. Incoraggiare i dipendenti a utilizzare e condividere l’utilizzo normale dei pronomi nelle proprie firme o nelle proprie presentazioni quotidiane. Chiamare le persone con il corretto nome è un gesto di sensibilità non banale.


3

Impara il vocabolario dell’inclusione

Aiutare i dipendenti a comprendere e capire il vocabolario dell’inclusione. Usare quotidianamente e in modo appropriato termini – come identità di genere – consentirà a tutti di aprire nuove strade nella comprensione e nel rendere confortevole lo spazio di lavoro per tutti i nostri colleghi.


4

Fai attenzione al linguaggio

Chiedere ai dipendenti di fare una riflessione sul linguaggio che utilizzano tutti i giorni, perché forse non sono nemmeno consci di utilizzare un pregiudizio linguistico. La scelta delle parole giuste genera la creazione di un ambiente positivo, che riconosce le differenze di genere, sessualità o relazione.  Per esempio, evitare un linguaggio che si basa su assunzioni binarie, come “signori e signore”.


5

Riconosci che esistono famiglie arcobaleno

Rendi i dipendenti consapevoli dell’esistenza di diverse situazioni familiari o personali. Basarsi sull’assunzione che esista un solo tipo di esistenza porta i colleghi LGBT+ a sentirsi isolati e poco compresi. Domande come “Che lavoro fa tuo marito/tua moglie?” potrebbero mettere a disagio un collega.  Tutti dobbiamo sentirci liberi di essere noi stessi al lavoro, ma questo dovrebbe avvenire in modo libero, senza che le persone identifichino dettagli della propria vita personale come potenzialmente pericolosi o addirittura “sbagliati”. “Raccontami di te” potrebbe essere un ottimo inizio di conversazione.  


6

Lascia che I colleghi LGBTQ+ individuino i propri stessi confini

Alcune persone sono felici di condividere alcuni aspetti della propria vita con i colleghi. Altri, invece, sono più riservati. Rendi possibile che i colleghi LGBTQ+ esprimano le proprie preferenze e si sentano liberi di condividere, ma non spingerli a mostrare troppo rispetto a quanto sono disponibili a raccontare.


7

Aiuta i colleghi che stanno affrontando una transizione

I dipendenti devono sentirsi incoraggiati dall’azienda a offrire supporto totale ai colleghi che stanno affrontando una transizione o che hanno parenti che soffrono di disforia di genere. Le persone devono comprendere i rischi connessi al pensiero che esistano solo due generi, per esempio, oppure che genere e scelte sessuali rappresentino una scelta. Questo può essere particolarmente difficile per persone che fanno fatica ad accettare identità transgender, così è fondamentale insegnare ai dipendenti come essere rispettosi di fronte a determinate situazioni, al di là delle proprie convinzioni.

Per fare davvero la differenza nella comunità LGBTQ+, create risorse e modelli di comportamento durevoli, invece di limitarsi a festeggiare durante il mese del Pride.  Questo aiuterà a trasmettere il messaggio che i valori dell’inclusione e il senso di appartenenza sono cruciali per la cultura organizzativa e che dovrebbero essere coltivati ogni giorno.


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