Sala Stampa

Mercer Melbourne Global Pension Index 2015

  • 19 Ottobre 2015
  • Global, Melbourne - Milano - Roma

Sistema previdenziale italiano solido per adeguatezza ed integrità ma ancora ultimo per sostenibilità: queste le evidenze della ricerca MMGPI 2015

 

Secondo l’indagine, condotta per il settimo anno consecutivo da Mercer e dall’Australian Centre for Financial Studies (ACFS), il sistema pensionistico del nostro Paese, tra i 25 presi in esame, è quello che presenta i maggiori problemi di sostenibilità nel lungo termine. Prendendo in considerazione anche i criteri di adeguatezza e integrità - dove l’Italia registra valori nella media - si piazza al 20° posto, perdendo una posizione rispetto allo scorso anno. Danimarca al primo posto per il quarto anno consecutivo. L’Amministratore Delegato di Mercer Italia, Marco Valerio Morelli: “E’ opportuno che anche in Italia si diffonda una cultura sistemica sui temi previdenziali”.

Milano, 19 ottobre 2015 - Valori superiori alla media per adeguatezza e integrità, ma il peggior piazzamento in termini di sostenibilità: sono questi i principali elementi relativi all’Italia che emergono dalla settima edizione del Mercer Melbourne Global Pension Index (MMGPI), la più completa indagine globale sui sistemi pensionistici, condotta su 25 paesi da Mercer e dall’Australian Centre for Financial Studies (ACFS). Studio che colloca il nostro Paese al 20° posto della classifica (era al 19° lo scorso anno), subito dopo il Messico e seguito da Indonesia, Cina, Giappone, Corea del Sud e India.

Il MMGPI è un indice che, con una copertura di circa il 60% della popolazione mondiale, misura i sistemi previdenziali dei principali paesi al mondo sulla base di oltre 40 indicatori che fanno capo a 3 macro-aree: adeguatezza, sostenibilità e integrità. Con adeguatezza si intende il livello delle prestazioni erogate per la media dei lavoratori. All’interno della macro-area sostenibilità si trovano indicatori quali la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione, aspetti demografici ed alcune evidenze macroeconomiche come contribuzione e debito pubblico. La macro-area integrità, infine, considera diversi elementi di normativa e governance del rischio pensionistico, così come il livello di fiducia che i cittadini di ogni paese hanno nel loro sistema. Il valore dell'indice per ciascuno dei sistemi pensionistici presi in esame rappresenta la media ponderata di queste tre macro-aree; le ponderazioni utilizzate sono pari al 40% per la macro-area “adeguatezza”, al 35% per la macro-area “sostenibilità” e al 25% per la macro-area “integrità”.

E’ importante precisare che l’Indice, per “sistema pensionistico”, prende in considerazione la somma complessiva di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale. Per confrontare sistemi diversi, si parte cioè da un’importante assunto: per garantire la tenuta della previdenza di un Paese, il reddito pensionistico deve essere sostenuto da “pilastri” pubblici e privati. Nella ricerca vengono definiti e valorizzati, in ogni sistema previdenziale, il “pilastro 0”, ovvero la previdenza minima garantita dallo Stato; il “pilastro 1”, ovvero la previdenza pubblica obbligatoria; il “pilastro 2”, ovvero la previdenza complementare collettiva; il “pilastro 3”, ovvero la previdenza complementare individuale e il “pilastro 4” ovvero i risparmi e altre entrate delle famiglie.

«L’approccio “multi-pilastro” dell’indice nasce da una premessa metodologica essenziale: l’indice prende in considerazione i sistemi previdenziali in senso più ampio, ovvero l’insieme degli strumenti che garantiscono la gestione finanziaria dell’uscita dalla vita lavorativa per i singoli», spiega Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia. «La ricerca non mette dunque in discussione che in Italia recenti riforme abbiano messo in sicurezza il primo pilastro, la pensione pubblica, ma nel nostro caso la sostenibilità complessiva dei sistemi previdenziali è analizzata in ottica più ampia e globale».

Rispetto al pilastro adeguatezza, la ricerca valorizza positivamente il livello medio delle pensioni erogate in Italia, così come – per la macro-area integrità - la chiarezza delle informazioni agli aderenti e gli standard obbligatori di governance richiesti agli enti previdenziali.

E’ invece la sostenibilità di medio lungo periodo l’area dove il sistema pensionistico Italiano risulta più debole (con un valore pari a 12,1, contro una media di 48,2 e gli 84,7 punti della Danimarca, prima in classifica). Le ragioni sono da ricercarsi:

  • Nella bassa adesione a piani pensionistici privati: appena il 25,6% della popolazione in età lavorativa (dato Covip, la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione), e solo il 18% dei lavoratori attivi nel Mezzogiorno e il 16% delle forze di lavoro con meno di 35 anni;

  • Nel conseguente basso livello di investimenti nelle pensioni private, pari solo all’ 8,1% del PIL (dato in incremento rispetto al precedente, ma molto sotto la media dei paesi più industrializzati);
  • Nel contesto demografico caratterizzato dalla minima partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più anziani (ovvero tra i 55 e i 64 anni), da un tasso di anzianità della popolazione pari al 56% e da un tasso di fertilità proiettato inferiore a 1,5 figli per donna.

 

«Anche se il sistema pensionistico italiano ha un forte radicamento sul primo pilastro, ovvero la previdenza pubblica obbligatoria, è giunto il momento che il Paese consideri il contributo di stabilità che il secondo e il terzo pilastro - ovvero la previdenza complementare collettiva e quella individuale - possono portare», commenta Morelli, «generando dunque per il futuro un nuovo equilibrio. Allo stesso tempo il report», continua l’AD di Mercer Italia, «chiede al Sistema Paese di interrogarsi sull’impatto previdenziale di temi quali il rapporto tra debito pubblico e PIL. Leggerei in questo senso il monito che viene dalla ricerca rispetto alla sostenibilità nel lungo periodo: il bisogno di allineare l’Italia alle best practice internazionali, dove è forte la consapevolezza del ruolo di sostegno all’economia reale degli investitori istituzionali».

Il MMGPI individua possibili aree di riforma nei paesi per garantire l’adeguatezza dei benefici pensionistici erogati, la loro sostenibilità e una migliorata fiducia nel sistema previdenziale. A parere di Mercer, le sfide per i decisori istituzionali italiani sul sistema previdenziale includono la necessità di:

  • Aumentare la copertura del sistema pensionistico privato, sia in termini di copertura della popolazione che di asset investiti a disposizione per pagare le prestazioni nel futuro
  • Ridurre l’accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento
  • Affrontare il tema del maggiore coinvolgimento nel mondo del lavoro di popolazioni in età prossima all’età pensionabile
  • Ridurre l’impatto del debito pubblico sul sistema previdenziale.

 

«Aumentare la partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più anziani, in Italia, sarebbe un bene per l'economia e gli individui. Siamo infatti tra i Paesi del campione in cui questo tasso è minore, e al tempo stesso uno di quelli con la più alta aspettativa di vita», spiega Morelli. «La sostenibilità di un sistema previdenziale non può inoltre prescindere dal livello di asset che lo finanziano, affinché le pensioni non pesino come sforzo finanziario sulle generazioni più giovani, è la prospettiva multi-pilastro che garantisce la solidità dell’equilibrio del sistema. Un livello di asset finanziari detenuti dai piani pensione privati pari solo al 8,1% del PIL, come è in Italia, ci allontana dai modelli virtuosi dei Paesi del Nord- Europa (160,6% del PIL nei Paesi Bassi e 168,9% del PIL in Danimarca)».

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