When Women Thrive

Sala Stampa

Gender Gap: pochi i miglioramenti previsti in Europa ed in Italia

  • 14 dicembre 2015
  • Italy, Milano-Roma

Milano, 14 dicembre 2015 - La crescita della presenza femminile nei ruoli intermedi all’interno delle grandi imprese europee e nord americane registrerà un sostanziale stallo anche nei prossimi dieci anni, nonostante i progressi conseguiti nei ruoli di vertice: è quanto emerge dai risultati preliminari di “When Women Thrive, Businesses Thrive[“Se le donne hanno successo, hanno successo anche i business”], indagine condotta da Mercer - società di consulenza sul capitale umano -  sulla partecipazione delle donne alla forza lavoro.

 

Secondo la ricerca - che ha analizzato i risultati di 647 questionari provenienti da 583 grandi e grandissime aziende in 41 Paesi e che verrà presentata al World Economic Forum di Davos il prossimo gennaio - in assenza di sostanziali interventi correttivi, la presenza femminile nelle aziende a livello di “professional” nel 2025 sarà ferma in Europa a una quota del 37% - la stessa registrata nel 2015. Non va molto meglio negli Stati Uniti e in Canada, dove la proiezione mostra un miglioramento percentuale della presenza femminile nei ruoli intermedi nel 2025 di appena l’1%, Migliora invece la situazione per i ruoli di vertice, nei quali la presenza femminile - grazie però soprattutto alle legislazioni attive in molti dei paesi analizzati - passerà dal 21% di quest’anno al 33% del 2025 in Europa e dal 22% al 36% in Nord America.

 

«E’ un campanello d’allarme per tutte le grandi imprese», commenta Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia. «I capi azienda non dovrebbero concentrare la loro attenzione nei confronti della top-leadership, ma coltivare e promuovere all’interno delle rispettive organizzazioni il talento femminile, così da garantire anche nel futuro un’adeguata rappresentanza ad entrambi i generi a tutti i livelli».

 

Se molto infatti viene fatto per incrementare la partecipazione ai Board delle società quotate in Europa con una legislazione ad hoc che impone quote rosa in Norvegia, Belgio, Francia, Islanda, Olanda, Spagna, Germania e Italia, la ricerca evidenzia un "tetto" per le donne tra livelli di “professional” e di “manager”. Se nei ruoli di staff la parità tra i sessi è rispettata (percentuali di partecipazione pari a 51% per le donne e 49% per gli uomini), salendo nella scala tre professional su cinque sono uomini, mentre i manager uomini sono i due terzi del numero complessivo, i senior manager il 76% e gli executive il 79%.

 

«La ricerca dimostra in sostanza che siamo ancora a decenni di distanza da una reale parità di genere, se nel mondo del lavoro continueranno a essere agiti gli stessi comportamenti di oggi», aggiunge Silvia Vanini, Talent Strategy Leader in Mercer Italia: «Anche se la prima impressione è che si stiano facendo progressi sia in Europa che in Nord America, emerge con chiarezza la necessità di adottare un sistema di politiche coerenti cui dare continuità nel tempo, partendo dall’assunto che si tratta anche di un passaggio culturale».

 

Secondo il report Mercer, infatti, uno dei fattori di successo delle politiche di gestione della diversity in azienda è il coinvolgimento di tutta la popolazione aziendale e di tutto il leadership team nei programmi educativi finalizzati alla riduzione dei gap. In Europa invece soltanto il 59% dei manager e il 37% dei dipendenti uomini è attivamente coinvolto in simili programmi. In altri termini, non basta che in azienda sia stata redatta una politica di parità di genere, ma sono necessarie azioni concrete da parte del management per darle vita e renderla parte della cultura organizzativa

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